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"Ragazze fate le comiche"

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Unknown“Sai che vuol dire essere l’ultima di tre figli? Te lo spiego così: al primo figlio gli racconti Biancaneve tutte le sere, al terzo invece gli dici: se non ti addormenti subito Biancaneve muore”. Si chiama Sono nata il ventitré il  nuovo spettacolo “super-autobiografico”  di Teresa Mannino (che dopo Cattolica, Bari, Bologna e Torino arriverà, a marzo, a Milano e Roma e poi a Genova e Napoli). Un racconto ironico della vita della comica siciliana, nata con Zelig e poi approdata nel 2012 su La sette con il programma Se stasera sono qui. Da dove nasce il titolo dello spettacolo? Ero alla ricerca di un titolo emblematico e con un bel suono: stavo leggendo una poesia di Alda Merini che si chiamava Sono nata il ventuno e ho pensato che la metrica fosse perfetta. Un tema chiave è quello del tradimento. Ne parlo prendendo spunto dall’Odissea e da Ulisse e Penelope, ma tutto nasce anche dall’esperienza personale. Sono una che ha tradito e che è stata tradita. Ci ho messo del tempo a capire che è una cosa che alla fine ti svuota, che significa soprattutto non essere fedeli a se stessa. Ma nello spettacolo parlo anche di come si fa a scoprire che lui ti sta tradendo e delle diverse reazioni maschili e femminili al tradimento: Otello nel dubbio di essere tradito uccide, Madame Butterfly nella certezza di essere tradita si uccide. E poi c’è la tua infanzia: Sicilia, anni Settanta. Nonostante fossero anni pesantissimi, ricordo un’infanzia circondata da molto amore. Eravamo più liberi, i figli di oggi crescono soffocati. La mia formazione politica me l’ha data mia madre, quando metteva di traverso la macchina in una strada privata che i mafiosi che usavano impropriamente e gridava loro di andarsene. Ti è piaciuto il film di Pif, La mafia uccide solo d’estate? Diciamo che l’ho girato anche io: facevo la parte di una maga a cui lui raccontava tutto, poi sono stata tagliata. Ricordo quando mi telefonò una sera e io pensavo che fosse perché non voleva venire al mio programma, ero terrorizzata: così quando mi disse che mi tagliava non me la presi più di tanto. Lo spettacolo parla anche di calcio. Ai miei tempi dei calciatori si sapevano solo i gol fatti, oggi invece fanno parte dello star system, sappiamo cose si chiama la moglie e dove vanno in vacanza. Nello spettacolo porto in scena il momento in cui è accaduto questo passaggio. Perché le comiche italiane sono così poche? Perché ci autoeliminiamo: è un lavoro faticoso, devi essere una che sa comandare e sa tenere il palco. Eppure, essendo poche, è molto più facile emergere. Dico alle ragazze: fate le comiche! Sentire le risate del pubblico è quasi meglio che fare l’amore. E la politica? Cosa pensi della rottamazione renziana? Non vedo nessuna rottamazione, ma solo un atteggiamento di assoluta strafottenza e finti cambiamenti. Ma sono ottimista: bisogna ripartire dal piccolo, prendersi la responsabilità delle cose quotidiane senza delegare. E smettere di occuparci solo di noi e dei nostri figli e cominciare a occuparci del mondo che abiteranno.   Pubblicato su Il fatto di venerdì 27 febbraio 2015. 

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